Voodoo Tales #4 – Moleskine
L’atmosfera tiepida di bioluminescenza potrebbe essere quella di Anversa. Cammino sui marciapiedi in plastoceramica come su tetti tappezzati d’ardesia. Sintolettori diffondono ragli digitali in modulazione di frequenza all’esterno dei negozi d’abbigliamento, vetrine policrome con cornici di studentesse in divisa.
Entro ed esco dalla libreria su due piani nella quale mi sono rifugiato solo per respirare profumo di pagine nuove e quiete aspettative di lettori in caccia.
Mi fermo a mangiare qualcosa e mangio in piedi nella friggitoria di un magrebino che, all’istante, mi sgama: “italiano!”, sorride ed io annuisco; fumiamo una sigaretta insieme bevendo una Duvel in lattina presa direttamente dal cartone/incubatrice. Abitava a Preganziol e lavorava, in nero, per un’impresa di dipinture. Lo saluto a fine sigaretta.
Attraverso la piazza grigia e né raggiungo l’epicentro inodore. Poca luce ettanteggrazie.
Non ho un posto dove andare, una meta da raggiungere; non mi resta che infilarmi tra la gente osservando e ascoltando. Non è necessario capire, le quotidiane urgenze sembrano emanare, anche qui, lo stesso odore.
Caccio i pugni in tasca e mi mimetizzo.
Senza contare i passi, senza cercare nulla, senza niente nel mirino annoto a mente gli sprazzi senza curarmi del “senza”.
L’atmosfera tiepida di bioluminescenza potrebbe essere quella di Anversa. Cammino sui marciapiedi in plastoceramica come su tetti tappezzati d’ardesia. Sintolettori diffondono ragli digitali in modulazione di frequenza all’esterno dei negozi d’abbigliamento, vetrine policrome con cornici di studentesse in divisa.
Entro ed esco dalla libreria su due piani nella quale mi sono rifugiato solo per respirare profumo di pagine nuove e quiete aspettative di lettori in caccia.
Mi fermo a mangiare qualcosa e mangio in piedi nella friggitoria di un magrebino che, all’istante, mi sgama: “italiano!”, sorride ed io annuisco; fumiamo una sigaretta insieme bevendo una Duvel in lattina presa direttamente dal cartone/incubatrice. Abitava a Preganziol e lavorava, in nero, per un’impresa di dipinture. Lo saluto a fine sigaretta.
Attraverso la piazza grigia e né raggiungo l’epicentro inodore. Poca luce ettanteggrazie.
Non ho un posto dove andare, una meta da raggiungere; non mi resta che infilarmi tra la gente osservando e ascoltando. Non è necessario capire, le quotidiane urgenze sembrano emanare, anche qui, lo stesso odore.
Caccio i pugni in tasca e mi mimetizzo.
Senza contare i passi, senza cercare nulla, senza niente nel mirino annoto a mente gli sprazzi senza curarmi del “senza”.


1 Commenti:
:)
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