venerdì, novembre 10, 2006

VoodooTales #8 - Mosche in barattolo e tegole rosse

I pomeriggi di fine autunno si rapprendono velocemente assorbendo, in uno zot, le macchie di luce dagli interstizi tra le cose e sgraffignano, lesti, anche qualche grado centigrado. Nonostante la temperatura la porta rimane aperta ma nessuno spiffero sfiora la schiena di Albino che, aggrappato al bancone, coccola il primo bicchiere.
Difende un mezzo metro quadrato di finto granito, Albino; immobile nel chiasso, immobilizzato dal chiasso. E’ chiasso di metà settimana, nulla di preoccupante, solo un po’ di quel chiasso che s’accende nei bar di provincia quando il sole cala; il chiasso delle ore poco prima della chiusura delle botteghe, quando ci si affanna per occupare, assolutamente, le ore tra il lavoro e la palestra, o la cena, o il cinema, o la pizza, o il teatro. Pubbliche relazioni, si direbbe.
Albino arroccato non demorde, stasera gli tocca e ordina il secondo.
Ma il frastuono aumenta, a folate: s’ispessisce, mugghia, si gonfia, minaccia, rumoreggia eppoi deborda, tracima e assedia quel mezzo metro quadrato che Albino, stoico come un paracarro, piantona traendo dal bicchiere sorsi brevi e fitti.
Il locale s’affolla e i colpi crescono: il caffè veloce del farmacista e il rappresentante, lo sghignazzante aperitivo delle impiegate appena uscite dall’ufficio, il farfugliante gewürztraminer dei bancari. Hai voglia a rintuzzarli, i colpi, a suon di sorsi.
Come nembi di mitraglia i brusii, le risate, i belati dei cellulari, i rutti soffocati, il croccare delle patatine, i tacchi, i saluti intaccano e mentre l’assedio si stringe il bicchiere è quasi vuoto senza che sia ancora tempo per il terzo. Albino fa economia, fissa l’infinito, muto ma l’ultimo sorso arriva, asciutto.
Pochi istanti d’attesa e quando Albino è costretto ad ordinare il terzo è troppo tardi; una falla nella cadenza serrata dei sorsi, un incertezza nella difesa e capitola: il chiasso gli è dentro. Frammenti di chiasso, schegge di chiasso, polvere di chiasso: viaggio in Tunisia, fomula all-inclusive per suoceri del bancario, navigatore satellitare per l’impiegata dell’Associazione Commercianti, cellulare per il figlio del ragioniere, venerdì sera danzante per le commesse della Benetton, “… finalmente! Era ora che lo mollavi quello lì…”, il locale appena aperto sulla tangenziale, pizza con i compagni di liceo, “… ti mando una mail…”, a Londra, con un last-minute, nel prossimo ponte. Albino ormai vinto accarezza il bicchiere raffazzonando una nuova difesa di sorsi appena più corposi ma la breccia ormai è aperta.
Albino stordito dal ronzio ormai s’interroga su come ci si possa dimenticare, su come si faccia di tutto per dimenticare di vivere in questo posto, un posto che quando c’è alta pressione la pelle nivea delle mattine d’inverno profuma di pasta di mandorle e fumo di fuoco di legna. Qui dove “fuori” è la provincia, qui dove “fuori” non è la città, qui che quando c’è alta pressione si può fare anche a meno di preoccuparsi delle polveri sottili.
Ma anche qui, perdendosi sovente nel frastuono, si è cominciato a respirare di rado, a guardare il tiggì, a preoccuparsi delle polveri sottili.
Va via veloce il terzo bicchiere e deglutendo, Albino, si presente alla cassa per pagare. Paga, saluta moderatamente schifato ed esce. Il chiasso di dentro picchietta sui vetri ma Albino, guadagnando la strada di casa, alza lo sguardo sopra i tetti.

1 Commenti:

Blogger flying hawk ha detto...

continua? dai...:)))

1:13 PM  

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