VoodooTales #10
Cecilia non viene spesso qui, vive con i genitori in un appartamento di cinque stanze più bagno a pochi passi dal centro. Viene qui, a casa sua, solo quando il silenzio comincia a sbriciolarsi per sublimare, bastardo, in straripante verbosità.
Casa di Cecilia è uno stanzone sconfinato, - open-space sentenzierebbe una nota rivista d'architettura - che, con i suoi tre bagni e la terrazza per stendere i panni, occupa tutto il piano terzo di una palazzina in stile Liberty ristrutturata forse da un decennio: sei appartamenti, finiture ultra-signorili, equamente distribuiti tra i piani terra, primo e secondo. Ribelle ad ogni esigenza speculativa, solo rinfrescato e a malapena adeguato alle norme urbanistiche lo stanzone di Cecilia, è rimasto chiuso per anni fino a quando lei, visto e piaciuto, forte di un misericordioso mutuo pluri-secolare, non ha firmato il contratto. Prima o poi ci verrà anche ad abitare.
Cecilia non viene spesso qui e l'aria vi rimane immobile per settimane proprio come lei l'ha lasciata l'ultima volta; quando decide di venirci mette poca roba nella borsa, qui ha tutto, e attraversa, sempre a piedi, il centro. Sempre lo stesso itinerario: panettiere, fruttivendola, gastronomia, vinaio, da ultimo il tabaccaio, nulla di particolarmente fantasioso solo la voglia di cucirsi addosso un po’ di festa mentre tutti lavorano. Una specie di vacanza.
Cecilia non viene spesso qui, quando arriva, per non rischiare d'incontrare i suoi ultra-signorili vicini, sale con silenziosa irruenza le prime tre rampe di scale lustrissime di olio di gomito dei Balcani mentre l'ultima, opaca, la centellina fino alla porta verde menta; reperto pre-ristrutturazione. Tlack, tlack, tlack! Tre giri di chiave ed apre, entra e chiude: slammm! Di tacco, tsè! Spalanca tutte le finestre Cecilia e si piazza sulla solita, solida poltrona; fuma una sigaretta con le sporte della spesa sparpagliate a terra godendosi l'atmosfera di casa accogliente e i sospesi di un cantiere sempre aperto.
Cecilia non viene spesso qui, nel suo stanzone che, come una "c", abbraccia la terrazza incastrata nel tetto dalla quale si scorgono le luci degli happy-hour del centro, le montagne nelle giornate di sereno, gli autobus formicolare tra le vie, bagliori di fiamme ossidriche, gli stormi di migratori in formazione; da qui non si vedono tramonti, solo l'alba ed è per questo che Cecilia a ridosso della porta finestra ha piazzato il letto.
Casa di Cecilia è uno stanzone sconfinato, - open-space sentenzierebbe una nota rivista d'architettura - che, con i suoi tre bagni e la terrazza per stendere i panni, occupa tutto il piano terzo di una palazzina in stile Liberty ristrutturata forse da un decennio: sei appartamenti, finiture ultra-signorili, equamente distribuiti tra i piani terra, primo e secondo. Ribelle ad ogni esigenza speculativa, solo rinfrescato e a malapena adeguato alle norme urbanistiche lo stanzone di Cecilia, è rimasto chiuso per anni fino a quando lei, visto e piaciuto, forte di un misericordioso mutuo pluri-secolare, non ha firmato il contratto. Prima o poi ci verrà anche ad abitare.
Cecilia non viene spesso qui e l'aria vi rimane immobile per settimane proprio come lei l'ha lasciata l'ultima volta; quando decide di venirci mette poca roba nella borsa, qui ha tutto, e attraversa, sempre a piedi, il centro. Sempre lo stesso itinerario: panettiere, fruttivendola, gastronomia, vinaio, da ultimo il tabaccaio, nulla di particolarmente fantasioso solo la voglia di cucirsi addosso un po’ di festa mentre tutti lavorano. Una specie di vacanza.
Cecilia non viene spesso qui, quando arriva, per non rischiare d'incontrare i suoi ultra-signorili vicini, sale con silenziosa irruenza le prime tre rampe di scale lustrissime di olio di gomito dei Balcani mentre l'ultima, opaca, la centellina fino alla porta verde menta; reperto pre-ristrutturazione. Tlack, tlack, tlack! Tre giri di chiave ed apre, entra e chiude: slammm! Di tacco, tsè! Spalanca tutte le finestre Cecilia e si piazza sulla solita, solida poltrona; fuma una sigaretta con le sporte della spesa sparpagliate a terra godendosi l'atmosfera di casa accogliente e i sospesi di un cantiere sempre aperto.
Cecilia non viene spesso qui, nel suo stanzone che, come una "c", abbraccia la terrazza incastrata nel tetto dalla quale si scorgono le luci degli happy-hour del centro, le montagne nelle giornate di sereno, gli autobus formicolare tra le vie, bagliori di fiamme ossidriche, gli stormi di migratori in formazione; da qui non si vedono tramonti, solo l'alba ed è per questo che Cecilia a ridosso della porta finestra ha piazzato il letto.


1 Commenti:
l'hai cambiato di qualcosa, mi pare..ci sei..
Posta un commento
Iscriviti a Commenti sul post [Atom]
<< Home page