VoodooTales #11 - Attila
Sette e quarantacique; casa e cucina ancora immobilizzate nel freddo della notte, luce centopercento artificiale dallo schermo del PC e la moka da dodici borbotta tra le grinfie d’una stinta fiamma di gas metano; il freddo lentamente si satura d’arabica.
In silenzio la nuova giornata si mostra senza pretese da oltre il vetro della cucina: nuvole di ferro assaltano, spinte dallo scirocco, i piedi delle colline e una foschia salata s’insinua nel bosco tra i faggi e i castagni; una mattina d’inverno di quelle che quando respiri ti fanno male i polmoni tanto l’aria è umida.
Poco conforto dalla solita secchiata di caffè; Attilio scruta e sta quasi per cedere alla prima sigaretta. Scruta fuori e deve uscire: c’è da scendere in città , c’è l’osteria da aprire.
Non spegne nulla Attilio, non chiude nulla Attilio, non ha nessuno da salutare Attilio; esce e basta. Una volta fuori una manciata, una per ogni cane; poi, accende la sigaretta.
Uno, due, tre colpi e il monocilindrico Piaggio raglia infreddolito, Attilio sospira sollevato. Fuma Attilio e il motore si scalda; Fuma Attilio e fumando mette le cuffie, si calca il casco in testa, getta la cicca, sputa per terra, infila i guanti “netturbino di Pavia” reduci degli ottanta, Wayfarer nerissimi, inforca la Vespa e pigia “ON”: Comin' to ya on a dusty road, Good lovin' I got a truck load, And when you get it you got something, So don't worry cause I'm comin, I'm a soul man, I'm a soul man, I'm a soul man, I'm a soul man…”
Guarda i suoi cani dritti negli occhi raccomandando loro di tenere tutto sotto controllo, butta dentro la prima e parte: un filo di gas e una nuvola azzurrognola di miscela e condensa attaccata alla schiena.
Solo pochi metri che il motore si scaldi per bene, dentro la prima curva, fuori dalla prima curva poi, con rabbia, spalanca la manetta e scaglia la sua ET3 giù dalle colline guidando come se ad inseguirlo ci fosse una muta di spettri urlanti. Nessuno sa ancora se gli spettri ci siano sul serio.
"…Got what I got the hard way, And I'll make it better each and every day, So honey don't you fret, Cause you ain't seen nothing yet, I'm a soul man, I'm a soul man, Play it Steve! I'm a soul man, I'm a soul man…”
Ad ogni nuova svolta, Attilio, spazzola la strada dalle foglie marce piantando pedate di Doctor Martens per mantenersi in equilibrio; sfreccia saettando di curva in curva unici spettatori, nascosti tra gli alberi, driadi dei boschi seminude ed incuranti del freddo e barbagianni sazi e sonnolenti.
“…Listen: I was brought up on a side street, I learned how to love before I could eat, I was educated from good stock, When I start lovin' I just can't stop, I'm a soul man, I'm a soul man, I'm a soul man, I'm a soul man…”
Imbocca i rettifili sfrizionando, sferzando il monocilindrico che ricambia la fiducia assestandogli, mugugnando, secchi calci nel culo, la ruota davanti s’alza appena da terra. Scarta e sobbalza, Attilio, tra e sui rami morti che marciscono sull’asfalto, sbircia il tachimetro alla ricerca di qualche inutile chilometro all’ora in più e ,curvo sul manubrio, intabarrato nella sua cerata pare quel tizio sulla scatoletta del tonno sott’olio.
“… Well grab the rope and I'll pull you in, Give you hope and be your only boyfriend, Yeah, yeah, yeah, yeah…”
Alza il viso solo dopo l’ultima curva e solo per controllare che sfilando il cartello stradale “Benvenuti a…” a suonare sia sempre lo stesso riff di ogni giorno, stamane ha una o due note di ritardo -colpa dell’umidità- starnazza ad alta voce e col moccio al naso; tira su e proietta, comunque, la Vespa dentro gli ultimi duecento metri appiattendosi sul manubrio: cinquanta metri, trenta metri, dieci metri e pesta sul freno didietro, quasi fermo, allarga le gambe, tossicchia imballato il motore, gira la chiave, Attilio e la Vespa imbolsita trova pace di fronte all’osteria.
“…I'm a soul man…”
Con calma scende, si sfila il casco, sale sul marciapiede, non toglie i Wayfarer nerissimi, tiene lo sguardo fisso, insolenze filtrano dall’esterno, ghigna e fa lo gnorri Attilio.
“…I'm a soul man…”
-… il solito cretino!-
Senza una parola le infila il naso freddo tra il collo e la sciarpa, proteste ma la pelle sa di buono, di buonissimo: calcare e sapone di Marsiglia.
“…You're a soul man…”
-… va via!-
“…I'm a soul man…”
Senzo togliersi il ghigno Attilio cerca stringe l’abbraccio e stampa un bacio umido dell’umidità del mattino sulle labbra fresche che ancora non hanno dato fondo al quotidiano repertorio.
“…I'm a soul man…”
Prolunga il bacio Attilio e soffoca i complimenti.
“…I'm a soul man”
Stacca le labbra, si toglie le cuffie – ‘giorno Rita!-
–vaffanculo, scemo!- ma gli sorride come ogni mattina.
Sette e quarantacique; casa e cucina ancora immobilizzate nel freddo della notte, luce centopercento artificiale dallo schermo del PC e la moka da dodici borbotta tra le grinfie d’una stinta fiamma di gas metano; il freddo lentamente si satura d’arabica.
In silenzio la nuova giornata si mostra senza pretese da oltre il vetro della cucina: nuvole di ferro assaltano, spinte dallo scirocco, i piedi delle colline e una foschia salata s’insinua nel bosco tra i faggi e i castagni; una mattina d’inverno di quelle che quando respiri ti fanno male i polmoni tanto l’aria è umida.
Poco conforto dalla solita secchiata di caffè; Attilio scruta e sta quasi per cedere alla prima sigaretta. Scruta fuori e deve uscire: c’è da scendere in città , c’è l’osteria da aprire.
Non spegne nulla Attilio, non chiude nulla Attilio, non ha nessuno da salutare Attilio; esce e basta. Una volta fuori una manciata, una per ogni cane; poi, accende la sigaretta.
Uno, due, tre colpi e il monocilindrico Piaggio raglia infreddolito, Attilio sospira sollevato. Fuma Attilio e il motore si scalda; Fuma Attilio e fumando mette le cuffie, si calca il casco in testa, getta la cicca, sputa per terra, infila i guanti “netturbino di Pavia” reduci degli ottanta, Wayfarer nerissimi, inforca la Vespa e pigia “ON”: Comin' to ya on a dusty road, Good lovin' I got a truck load, And when you get it you got something, So don't worry cause I'm comin, I'm a soul man, I'm a soul man, I'm a soul man, I'm a soul man…”
Guarda i suoi cani dritti negli occhi raccomandando loro di tenere tutto sotto controllo, butta dentro la prima e parte: un filo di gas e una nuvola azzurrognola di miscela e condensa attaccata alla schiena.
Solo pochi metri che il motore si scaldi per bene, dentro la prima curva, fuori dalla prima curva poi, con rabbia, spalanca la manetta e scaglia la sua ET3 giù dalle colline guidando come se ad inseguirlo ci fosse una muta di spettri urlanti. Nessuno sa ancora se gli spettri ci siano sul serio.
"…Got what I got the hard way, And I'll make it better each and every day, So honey don't you fret, Cause you ain't seen nothing yet, I'm a soul man, I'm a soul man, Play it Steve! I'm a soul man, I'm a soul man…”
Ad ogni nuova svolta, Attilio, spazzola la strada dalle foglie marce piantando pedate di Doctor Martens per mantenersi in equilibrio; sfreccia saettando di curva in curva unici spettatori, nascosti tra gli alberi, driadi dei boschi seminude ed incuranti del freddo e barbagianni sazi e sonnolenti.
“…Listen: I was brought up on a side street, I learned how to love before I could eat, I was educated from good stock, When I start lovin' I just can't stop, I'm a soul man, I'm a soul man, I'm a soul man, I'm a soul man…”
Imbocca i rettifili sfrizionando, sferzando il monocilindrico che ricambia la fiducia assestandogli, mugugnando, secchi calci nel culo, la ruota davanti s’alza appena da terra. Scarta e sobbalza, Attilio, tra e sui rami morti che marciscono sull’asfalto, sbircia il tachimetro alla ricerca di qualche inutile chilometro all’ora in più e ,curvo sul manubrio, intabarrato nella sua cerata pare quel tizio sulla scatoletta del tonno sott’olio.
“… Well grab the rope and I'll pull you in, Give you hope and be your only boyfriend, Yeah, yeah, yeah, yeah…”
Alza il viso solo dopo l’ultima curva e solo per controllare che sfilando il cartello stradale “Benvenuti a…” a suonare sia sempre lo stesso riff di ogni giorno, stamane ha una o due note di ritardo -colpa dell’umidità- starnazza ad alta voce e col moccio al naso; tira su e proietta, comunque, la Vespa dentro gli ultimi duecento metri appiattendosi sul manubrio: cinquanta metri, trenta metri, dieci metri e pesta sul freno didietro, quasi fermo, allarga le gambe, tossicchia imballato il motore, gira la chiave, Attilio e la Vespa imbolsita trova pace di fronte all’osteria.
“…I'm a soul man…”
Con calma scende, si sfila il casco, sale sul marciapiede, non toglie i Wayfarer nerissimi, tiene lo sguardo fisso, insolenze filtrano dall’esterno, ghigna e fa lo gnorri Attilio.
“…I'm a soul man…”
-… il solito cretino!-
Senza una parola le infila il naso freddo tra il collo e la sciarpa, proteste ma la pelle sa di buono, di buonissimo: calcare e sapone di Marsiglia.
“…You're a soul man…”
-… va via!-
“…I'm a soul man…”
Senzo togliersi il ghigno Attilio cerca stringe l’abbraccio e stampa un bacio umido dell’umidità del mattino sulle labbra fresche che ancora non hanno dato fondo al quotidiano repertorio.
“…I'm a soul man…”
Prolunga il bacio Attilio e soffoca i complimenti.
“…I'm a soul man”
Stacca le labbra, si toglie le cuffie – ‘giorno Rita!-
–vaffanculo, scemo!- ma gli sorride come ogni mattina.


1 Commenti:
sei bravo davvero. davvero davvero
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